Via il tetto al 5 per mille, il momento è adesso

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È la richiesta presentata alla Commissione Bilancio della Camera da Paolo Bandiera, a nome di otto grandi enti del Terzo settore: «Abbiamo fatto una sola osservazione sulla Legge di Bilancio, questa. Proprio a sottolineare come sia un tema cruciale. È vero che a partire dal 2022 per il 5 per mille sono stanziati 525 milioni l’anno, ma è solo una questione di tempo prima che l’ulteriore incremento si riveli nuovamente insufficiente». Già depositato un emendamento di Tommaso Nannicini
Abolizione del tetto del 5 per mille, perché lo strumenti liberi tutte le sue potenzialità. È quanto hanno chiesto questa mattina otto grandi enti – ActionAid International Italia, AISM, Emergency, FAI, AIRC, Telethon, Lega del Filo d’Oro e Save the Children Italia – in audizione in Commissione bilancio della Camera sul disegno di legge di bilancio per il 2022. A rappresentare questa richiesta è stato Paolo Bandiera, Direttore Affari Generali di AISM. La proposta – l’unica avanzata dal gruppo, proprio a evidenziare quanto questo sia un punto cruciale – è quella di un emendamento alla Legge di Bilancio che vada a sopprimere al comma 154 dell’art.1 della Legge 190/2014 la capienza massima indicata attualmente in 525 milioni a decorrere dal 2022.

Il “Gruppo Terzo settore” è composto da otto enti che collaborano da anni su tematiche trasversali del Terzo settore, dal fundraising alla Riforma, non nell’interesse specifico del “grande ente”, ma con la volontà di fare leva sulla loro conoscenza del settore e capacità di visione per promuovere misure che siano nell’interesse per tutto il Terzo settore. «Abbiamo argomentato la nostra proposta sotto il profilo giuridico, motivandola con la necessità di dare riconoscimento alla sovranità massima del cittadino, ma nei fatti c’è quasi una autoevidenza della bontà della nostra richiesta, che infatti è stata accolta come “una richiesta del tutto legittima”», dice Paolo Bandiera.

«Il 5 per mille ha sempre visto un trend di crescita del numero di contribuenti che scelgono di destinarlo, al netto del mezzo milione di firme perse l’anno scorso ma che certamente recupereremo. Sono molte, lo sappiamo, le edizioni in cui il tetto è stato sforato, sottraendo anche cifre vicine ai 100 milioni di euro l’anno negli anni di massima differenza tra le risorse erogate ai beneficiari rispetto a quello loro destinate dai contribuenti», prosegue Bandiera  (fra il 2010 e il 2013 gli italiani destinarono con il 5 per mille ben 310 milioni di euro oltre il tetto previsto, mentre nelle ultime quattro edizioni, tra il 2017 e il 2020, lo “scippo” ammonta a 48 milioni di euro, ndr).

«L’anno scorso i contribuenti hanno destinato 523 milioni, 3 milioni oltre la capienza prevista ma l’anno prima della pandemia eravamo già a 533 milioni di risorse destinate dai contribuenti, ben 23 milioni in più della capienza prevista per quell’anno. È vero che a partire dal 2022 per il 5 per mille sono stanziati 525 milioni l’anno, ma con queste cifre è solo una questione di tempo prima che l’ulteriore incremento si riveli nuovamente insufficiente ad impedire il formarsi di una nuova forbice tra le risorse effettivamente destinate dai cittadini alle attività di interesse generale e i contributi totali versati dallo Stato per tali finalità».

Ecco quindi la scelta di focalizzare questo unico aspetto, cruciale, nell’audizione. «Il momento per togliere il tetto al 5 per mille è questo. Con il RUNTS e con la Riforma il Terzo settore è soggetto a una normativa sempre più stringente e rigorosa nell’ottica della trasparenza, della rendicontazione, dell’impiego delle risorse: tutte cose che viviamo come opportunità, non come obbligo. È il momento di liberare questa misura, così che possa dispiegare pienamente il suo potenziale. Non possiamo pensare che il RUNTS parta con un 5 per mille che rimane tarpato nelle sue potenzialità, non possiamo l’anno prossimo essere qui a raccontarci che abbiamo perso un’occasione. L’Italia sta “preparandosi” al futuro su molti fronti, dobbiamo prepararci anche su questo».

Nel suo intervento, Paolo Bandiera ha evidenziato il fatto che il 5 per mille è un istituto di democrazia fiscale in cui il cittadino ha sovranità della scelta: «Lo definisce così la normativa e lo stabilisce, lucidamente, la sentenza 202/2007 che identifica lo Stato come un mero veicolo delle risorse del 5 per mille e sottolinea l’obbligo di assegnare interamente ai beneficiari tutte le risorse loro destinate dai contribuenti», ha ricordato Paolo Bandiera. «La presenza di un tetto è contraria alla concreta applicazione del principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della Costituzione, poiché la mancata distribuzione da parte dello Stato del totale delle risorse destinate dal contribuente ostacola la possibilità dei cittadini e delle associazioni di perpetuare le attività di interesse generale avendo a disposizione le effettive risorse economiche che i cittadini hanno loro destinato».

Sullo stesso tema è già intervenuto anche il senatore Tommaso Nannicini (Pd) , che ha depositato un emendamento al DL fiscale (dl 21 ottobre 2021 n. 146) attualmente in esame presso le Commissioni riunite finanze e lavoro del Senato. L’emendamento è molto semplice: togliere il tetto del 5 per mille, sopprimendo il comma 154 dell’art.1 della Legge 190/2014. di Sara De Carli
Fonte: www.vita.it