Migranti, il coronavirus ha reso ancora più povere le famiglie straniere

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Rapporto Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes. Tra i nuovi poveri assistiti dalle Caritas durante l’emergenza sanitaria è forte l’incidenza della componente immigrata. Molte famiglie escluse anche dal “bonus spesa” dei Comuni: “Picco di criticità, scontata anche la situazione di povertà educativa e culturale”.

ROMA – Il periodo di pandemia e le restrizioni imposte dal lockdown hanno penalizzato fortemente le famiglie immigrate, anche a causa di una situazione lavorativa e logistica che già in partenza si presenta notoriamente più debole di quella degli italiani. Tra i 129.434 nuovi poveri che si sono rivolti alla Caritas nei mesi dell’emergenza sanitaria, gli stranieri pesano in modo particolare (32 per cento). A sottolinearlo è il XXIX Rapporto Immigrazione di Caritas italiana e Fondazione Migrantes.

Secondo l’Istat nel 2019 i non italiani in povertà assoluta sono quasi 1 milione e 400 mila, con un’incidenza pari al 26,9%, contro il 5,9% dei cittadini italiani. Le famiglie in povertà assoluta sono composte nel 69,6 per cento dei casi da famiglie di soli italiani (1 milione e 164 mila) e per il restante 30,4 per cento da famiglie con stranieri (circa 510 mila), pur rappresentando solo l’8,9% del totale delle famiglie. L’incidenza di povertà assoluta è pari al 22 per cento per le famiglie con almeno uno straniero (24,4% per le famiglie composte esclusivamente da stranieri) e al 4,9% per le famiglie di soli italiani. Questi dati, diffusi annualmente dall’Istat nel mese di giugno, non tengono quindi conto dell’impatto socio-economico determinato dalla pandemia di Covid-19, nel nostro Paese.

Stando alle rilevazioni condotte in ambito Caritas nel corso della pandemia, la posizione di debolezza delle famiglie di origine straniera emerge in modo abbastanza evidente. In particolare secondo un recente monitoraggio realizzato nel mese di giugno 2020 e relativo al trimestre marzo-maggio. Alla rilevazione ha partecipato un campione di 169 Caritas diocesane, pari al 77,5% del totale delle Caritas in Italia. I dati a disposizione parlano chiaro: in soli tre mesi la Caritas ha aiutato, in diverse forme, 445.585 persone (in media, 2.990 utenti per diocesi). Le persone che con maggiore frequenza si sono rivolte alla Caritas sono comunque quelle che già prima del virus si trovavano in situazione di vulnerabilità. Tra i 129.434 “nuovi poveri” che si sono rivolti alla Caritas nello stesso periodo, gli stranieri pesano in modo particolare (32,9%), pur se con valori di incidenza inferiori rispetto al dato riferito all’utenza in generale. Ma la condizione di debolezza degli stranieri nel corso della pandemia emerge in modo ancora più evidente dai racconti raccolti dalle diverse Caritas del territorio che in tempo reale hanno monitorato quello che stava accadendo in Italia. “Gli stranieri hanno scontato più di altri le situazioni di povertà educativa e culturale che rendono difficile, per gli stessi autoctoni, l’orientamento nel nostro complesso sistema di welfare. In altri casi è, invece, rilevabile una precisa volontà di esclusione della platea straniera, dettata quasi sempre dalle istanze politicoideologiche degli amministratori locali” sottolinea il rapporto ricordando la questione del “Bonus spesa”, erogabile dai Comuni, derivante dall’implementazione dei Fondi comunali di solidarietà disposti dal  “Cura Italia” e dal d.p.c.m. 28 marzo 2020.

La normativa non aveva distinto le categorie dei potenziali destinatari in base a specifici requisiti soggettivi, poiché l’obiettivo esclusivo era ed è l’erogazione di misure afferenti il basilare ed inviolabile diritto alimentare. “Molti Comuni hanno operato distinzioni o in base alla cittadinanza o alla residenza anagrafica o in relazione al possesso di uno specifico permesso di soggiorno, escludendo di fatto alcuni cittadini stranieri dalla possibilità di fruire del “Bonus” – spiegano Caritas e Migrantes – Senza timore di smentite, possiamo affermare che la situazione di criticità che abbiamo vissuto inciderà sulla dimensione statistica della povertà nel nostro Paese, determinando un picco di criticità difficilmente comparabile con le serie storiche fin qui disponibili. Dal punto di vista, invece, del fenomeno povertà e della domanda sociale ad esso correlata, molto dipenderà dalla capacità delle misure pubbliche di respingere le tentazioni discriminatorie e adeguarsi in modo più dinamico alle caratteristiche particolari dell’utenza straniera, caratterizzata da evidenti livelli di debolezza sociale e da forti sperequazioni demografiche e culturali”.

Fonte Redattore Sociale