Cambiare la Calabria è possibile: con il coraggio dei calabresi

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A Lamezia Terme la terza tappa del viaggio di Buone Notizie.
La scienziata Amalia Bruni: «Ci vuole la forza delle associazioni ma anche il cambio di mentalità delle istituzioni».
«Ci vuole la forza delle associazioni, ma anche il cambio di mentalità delle istituzioni. Servono persone lungimiranti, capaci, però che conoscano davvero la realtà. Abbiamo assistito all’arrivo di persone che erano considerate brave solo perché venivano da fuori. Non è stato così». La scienziata Amalia Bruni, tornata a fare ricerca nella sua terra e oggi direttrice del Centro regionale di Neurogenetica di Catanzaro, fa questo appello durante la tavola rotonda dell’evento organizzato da «Buone Notizie» a Lamezia Terme, terza tappa del viaggio in Italia da Sud a Nord dopo Palermo a Bologna. Qui, nella Sala Napolitano del Palazzo Municipale, dopo i saluti del Commissario straordinario al Comune Francesco Alecci, si è confrontato il mondo del volontariato, della ricerca e dell’istruzione con don Giacomo Panizza, il rettore dell’Università della Calabria Gino Mirocle Crisci e Santo Vazzano, presidente del Consorzio Jobel.
Perché Amalia Bruni ha scelto di tornare? «Intanto perché ho una certa età. Nel sessantotto ero ancora ragazzina. Ma quell’idea mi è restata dentro: voler contribuire alla crescita di una collettività e di questa terra attraverso il proprio lavoro». Il problema qui sono i giovani e il tasso di disoccupazione giovanile che è al 52,7 per cento. Come convincere i giovani a restare? «I ragazzi calabresi sono vivacemente intelligenti ma hanno la necessita di trovare qualcosa di stabile, di trovare un futuro mentre qui sembra che il futuro non ci sia», commenta Bruni. «Vanno via e la collettività si impoverisce ancora di più. Qui si ha bisogno di cervelli che non riusciamo a trattenere, per questo serve la forza del Terzo settore e delle istituzioni con una mentalità aperta». Ha fiducia Gino Mirocle Crisci, che ne cita un esempio concreto: l’azienda giapponese Ntt data a Cosenza ha aperto il centro di ricerca e sviluppo che è il terzo più importante al mondo e darà posti di lavoro. Ma il vero problema per Crisci non è la fame, quanto l’ignoranza: «Abbiamo creato corsi speciali per carcerati ed ergastolani. Uno di loro ci ha detto: “Non sono diventato assassino per fame, ma per ignoranza”».
Il Terzo settore c’è. Come ha testimoniato don Giacomo Panizza: «Dove si sono persone che si mettono insieme è fattibile portare soluzioni positive. L’ho sperimentato coi ragazzi in carrozzina. Prima non c’era proprio niente, c’erano quattro istituti e basta, ora le cose si muovono. Prima c’erano persone appoggiate negli istituti, senza diagnosi, adesso non è più così. Ci sono tante realtà positive: la Calabria un po’ di problemi li ha affrontati. Però vanno affrontati non solo con chi è debole, ma anche con chi è forte. La mia esperienza mi ha portato a notare che le persone che pensavano di dover ricevere hanno iniziato a dare».
L’importanza e la forza del mettersi assieme sono stati sottolineati anche da Santo Vazzano, presidente del Consorzio Jobel: «Le cooperative qui in Calabria nascono negli anni 70 in modo strutturale. In una regione dove non c’è una legge sui servizi sociali c’è stata la crescita perché ci sono persone valide che si sono messe insieme».
L’inviata del Corriere Giusi Fasano ha intervistato Mario Nasone, presidente del centro Agape, e Giosuè D’Agostino, ragazzo appartenente a una famiglia legata alla ‘ndrangheta e arrestato a 17 anni. In carcere ha maturato il desiderio di allontanarsi dalla famiglia e di cambiare vita: «Avevo davanti una carriera da criminale e non volevo», ha detto davanti al pubblico. Hanno poi fatto un racconto collettivo delle buone pratiche della regione i rappresentanti delle associazioni, delle cooperative e delle imprese sociali e del mondo del volontariato calabrese. Tra questi il Girasole, che promuove l’inclusione delle disabilità, e il presidente del Csv di Catanzaro Luigi Cuomo. di Fausta Chiesa
fonte: il Corriere Buone Notizie