NON PROFIT: Un settore in crescita

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Al 31 dicembre 2011, le istituzioni non profit attive in Italia sono 301.191 (+ 28 % rispetto al 2001). Ecco i dati del 9° Censimento Istat su Industria e servizi, Istituzioni pubbliche e Non Profit.

Il mondo del non profit cresce e si diversifica, la Pubblica Amministrazione si snellisce, il settore delle imprese subisce trasformazioni nel contesto della crisi e della globalizzazione. A confermarlo sono i risultati del 9° Censimento Istat su Industria e servizi, Istituzioni pubbliche e Non Profit, che é stato presentato l’11 luglio. Alla rilevazione hanno partecipato oltre 300 mila organizzazioni non profit, 13 mila istituzioni pubbliche e un campione di 260 mila imprese (tutte quelle con 20 e più addetti e circa 190 mila unità produttive di piccole e piccolissime dimensioni).

SEMPRE PIÙ NON PROFIT IN ITALIA

Al 31 dicembre 2011, le istituzioni non profit attive in Italia sono 301.191 (+28 per cento rispetto al 2001). L’incremento riguarda quasi tutte le regioni italiane, con punte sopra la media nazionale al Centro e nel Nord-ovest (rispettivamente 32,8 e 32,4 per cento in più rispetto al 2001).

Rilevante anche l’apporto di risorse umane impegnate nel settore. Le istituzioni non profit contano infatti sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei. Sono quattro istituzioni su cinque a usufruire del lavoro volontario, mentre il 13,9 per cento delle istituzioni rilevate opera con personale dipendente e l’11,9 per cento si avvale di lavoratori esterni (lavoratori con contratto di collaborazione).

Rispetto al 2001, raddoppia il numero di istituzioni con lavoratori esterni (35.977 istituzioni non profit nel 2011 contro 17.394 nel 2001) con un incremento del numero di collaboratori del 169,4 per cento.

Cresce in modo consistente il numero delle istituzioni che utilizzano lavoratori temporanei (1.796 istituzioni non profit nel 2011 contro 781 di dieci anni prima) con un incremento del 48,1 per cento. Più contenuto, ma comunque positivo, é l’incremento delle istituzioni con addetti (+9,5 per cento) con una crescita del personale dipendente pari al 39,4 per cento rispetto al 2001. Infine le istituzioni che si avvalgono di volontari crescono del 10,6 per cento rispetto al 2001, registrando un aumento del 43,5 per cento del numero dei volontari.

IL NON PROFIT PRIMEGGIA NELLA CULTURA, NELLO SPORT E NELL’ASSISTENZA SOCIALE

Nel tessuto produttivo italiano il settore non profit rappresenta il 6,4 per cento delle unità economiche attive, con il 3,4 per cento degli addetti (dipendenti) in esse impiegati. In base all’analisi per attività economica il non profit costituisce la principale realtà produttiva del Paese nei settori dell’Assistenza sociale (con 361 istituzioni non profit ogni 100 imprese) e delle Attività culturali, sportive, di intrattenimento e divertimento (con 239 istituzioni non profit ogni 100 imprese). Inoltre il peso della componente non profit nell’Assistenza sociale risulta rilevante anche in termini di occupazione: 418 addetti non profit ogni 100 addetti nelle imprese.

LE RISORSE UMANE E LE ATTIVITà SVOLTE

Per la realizzazione delle proprie attività un’istituzione non profit italiana può contare, in media, su 16 volontari, 2 dipendenti e 1 lavoratore esterno, composizione che può variare notevolmente in relazione ai settori d’intervento, alla struttura organizzativa adottata e alla localizzazione territoriale.

Il lavoro volontario rappresenta la quota principale (83,3 per cento) delle risorse umane del settore non profit. Il contributo del lavoro dipendente é pari al 11,9 per cento delle risorse umane complessivamente impiegate, mentre sono pari rispettivamente al 4,7 per cento e allo 0,1 per cento i lavoratori esterni e i lavoratori temporanei.

Il settore della Cultura, sport e ricreazione si conferma come la naturale vocazione del non profit italiano, con oltre 195mila istituzioni, pari al 65 per cento del totale nazionale. Segue, per numero di istituzioni, il settore dell’Assistenza sociale (che include anche le attività di protezione civile), con 25mila istituzioni (pari all’8,3 per cento del totale). Il settore delle Relazioni sindacali e rappresentanza d’interessi, con 16mila istituzioni, costituisce il 5,4 per cento del totale, valore vicino a quello rilevato per l’Istruzione e la ricerca, pari al 5,2 per cento (15mila istituzioni). Gli Altri settori comprendono: Religione (2,3 per cento), Filantropia e promozione del volontariato (1,6 per cento), Cooperazione e solidarietà internazionale (1,2 per cento) e Altre attività (0,5 per cento).

Il settore d’intervento risulta in parte legato all’assetto istituzionale e alla struttura organizzativa. Le associazioni riconosciute – e dunque maggiormente strutturate – sono infatti relativamente più diffuse, rispetto al valore nazionale (22,7 per cento), nei settori della Sanità (37 per cento), dell’Ambiente (29,4 per cento) e della Cooperazione e solidarietà internazionale (28,8 per cento); mentre le associazioni non riconosciute caratterizzano maggiormente i settori delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (con l’82,7 per cento del totale, a fronte di una loro diffusione complessiva pari al 66,7 per cento), della Cultura, sport e ricreazione (73,3 per cento) e della Tutela dei diritti e attività politica (71,7 per cento).

Le cooperative sociali italiane operano in prevalenza nei settori dello Sviluppo economico e coesione sociale, per l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (in cui si rileva una presenza pari al 49 per cento, a fronte di un dato nazionale del 3,7 per cento), dell’Assistenza sociale e protezione civile (17,8 per cento) e della Sanità (10,9 per cento). Le fondazioni sono relativamente più attive nei settori dell’Istruzione e della ricerca (11 per cento nel settore, a fronte di una loro diffusione complessiva pari al 2,1 per cento) e della Filantropia e promozione del volontariato (9,9 per cento).

Rispetto alle tipologie di risorse umane impiegate, i settori di intervento mostrano una differente caratterizzazione. Il settore della Cultura, sport e ricreazione assume rilevanza in termini di percentuale di volontari attivi (59,2 per cento, pari a oltre 2,8 milioni di persone). I settori dell’Assistenza sociale e protezione civile, Sanità, Istruzione e ricerca, Sviluppo economico e coesione sociale rivestono un ruolo rilevante in termini di lavoro dipendente (complessivamente i quattro settori contano l’85 per cento dei lavoratori dipendenti, pari a 579mila persone).

In quasi tutti i settori di intervento cresce il numero di istituzioni presenti. In particolare, raffrontando il dato con la prima rilevazione censuaria sulle istituzioni non profit del 1999, sono nuovamente le istituzioni attive nel settore della Cultura, sport e ricreazione a prevalere, con un aumento del 39,5 per cento (3 punti percentuali sopra la media nazionale). é altresì interessante notare come alcuni settori, anche se con minor peso in termini numerici, dimostrino maggiore dinamicità di altri: Filantropia e promozione del volontariato, con un incremento pari al 289 per cento; Cooperazione e solidarietà internazionale, con una crescita del 148,8 per cento; Ambiente, con un incremento del 92 per cento e Sviluppo economico e coesione sociale, cresciuto del 71,9 per cento.

L’analisi temporale evidenzia inoltre che i settori più dinamici della Filantropia e promozione del volontariato e Cooperazione e solidarietà internazionale, nonostante rappresentino il 2 per cento del comparto non profit, registrano un incremento consistente sia di lavoro dipendente (rispettivamente +408,6 per cento e +100 per cento) sia di lavoro volontario (+161,9 per cento e +130,5 per cento).

I settori di attività in cui invece é maggiore la presenza di istituzioni mostrano dinamiche differenziate: quello della Cultura, sport e ricreazione e quello dell’Istruzione e ricerca presentano un notevole incremento di volontari (rispettivamente +67,8 per cento e +54,4 per cento), mentre il numero degli addetti cresce in misura assai più ridotta (+0,7 per cento e +15,1 per cento). Diversamente, nei settori della Sanità e dell’Assistenza sociale e protezione civile il numero di addetti aumenta più di quello dei volontari.

IL NON PROFIT SUL TERRITORIO

Almeno la metà delle istituzioni non profit trova collocazione nel Nord del Paese (per un totale di 157.197 unità) con una quasi equa distribuzione della restante parte tra Centro (64.677 unità pari al 21,5 per cento) e Mezzogiorno (79.317 unità pari al 26,3 per cento).

La Lombardia e il Veneto si confermano le regioni con la presenza più consistente di istituzioni, con quote rispettivamente pari al 15,3 per cento e al 9,6 per cento, seguono Piemonte (8,6 per cento), Emilia-Romagna (8,3 per cento), Toscana e Lazio (7,9 per cento).

Le aree che presentano una maggiore diffusione di istituzioni non profit registrano anche un bacino più vasto di risorse impiegate. Il Nord-est e il Nord-ovest registrano, infatti, il rapporto più elevato di volontari (pari rispettivamente a 1.146 e 892 per 10mila abitanti) e di dipendenti (141 e 156 per 10mila abitanti) rispetto alla popolazione residente. Approfondendo i dati territoriali, la presenza più significativa di dipendenti rispetto alla popolazione residente si rileva nella Provincia autonoma di Trento (con 193 addetti per 10mila abitanti), in Lombardia (171), Valle d’Aosta (167), Lazio (150) ed Emilia Romagna (148). Quasi la metà dei dipendenti impiegati nelle istituzioni non profit italiane (45,9 per cento) é concentrata in tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna.

I volontari presentano valori superiori alla media nazionale (pari a 801 volontari per 10mila abitanti) nelle Province autonome di Bolzano (3.008) e Trento (1.967), in Valle d’Aosta (1.475), Friuli- Venezia Giulia (1.328), Umbria (1.210), Toscana (1.178), Marche (1.037) e Liguria (1.000). In termini assoluti, Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte raccolgono il numero più elevato di volontari (superiore alle 400mila unità di personale volontario).

LE FORME GIURIDICHE

Nonostante l’eterogeneità organizzativa, a caratterizzare fortemente il settore é la forma giuridica dell’associazione, che conta l’89 per cento del totale delle istituzioni non profit attive al 31 dicembre 2011. In particolare, si tratta di 201mila associazioni non riconosciute (ossia prive di personalità giuridica e costituite tramite scrittura privata, pari al 66,7 per cento del totale) e di 68mila associazioni riconosciute, ossia nate con atto pubblico riconosciuto dalla Stato e dotate di autonomia patrimoniale (22,7 per cento del totale). Seguono 11mila cooperative sociali (3,7 per cento), 6 mila fondazioni (2,1 per cento), e 14mila restanti istituzioni non profit con altra forma giuridica (4,8 per cento), rappresentate principalmente da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati, società di mutuo soccorso, istituzioni sanitarie o educative.

A mostrare una consistente crescita rispetto al 2001 sono le fondazioni e le cooperative sociali (rispettivamente del 102,1 per cento e del 98,5 per cento) a fronte dell’incremento più contenuto delle associazioni riconosciute (9,8 per cento).

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