Ecco come opera il “gioco sporco” delle mafie nell’azzardo legalizzato

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Presentato il dossier del Cnca che documenta l’infiltrazione della criminalità organizzata. Torrigiani: “A fronte di una maggiore offerta del ‘gioco legale’ è più semplice per i clan malavitosi trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione”. Don Zappolini (Cnca): “Occorre una legge che regolamenti il fenomeno”.
MILANO – All’apparenza sembrava tutto in regola. Le agenzie di raccolta scommesse erano autorizzate dai Monopoli di Stato e rilasciavano scontrini con tanto di logo dei Monopoli stessi. Ma dietro, in realtà, c’era una vasta organizzazione, legata dalla Camorra, che gestiva scommesse clandestine. Aveva creato infatti piattaforme web illegali sulle quali venivano indirizzate le scommesse sportive, giocate da ignari clienti. La direzione distrettuale antimafia di Napoli ha scoperto che erano decine le agenzie legate a questa rete illegale, distribuite tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. A Milano il clan dei Lampada con le minacce e la forza aveva rilevato 44 bar, molti dei quali nel pieno centro, e dalle conversazioni intercettate emergeva come avessero guadagnato dalla gestione delle macchinette e dal fatturato dei bar ben 20 milioni di euro in soli due anni. Sud e Nord non fanno differenza: la criminalità organizzata è entrata da tempo nel business dell’azzardo, approfittando della legalizzazione di slot machine, scommesse, gratta e vinci e ogni altro tipo di gioco (anche on line). E questi casi sono solo due dei tanti documentati dal dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, promosso dal Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza (Cnca) e realizzato da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e del Cnca proprio su questi temi. Il dossier viene presentato oggi a Roma.
“Per troppo tempo – spiega Torrigiani – si è erroneamente creduto che se lo Stato avesse ampliato, controllato e gestito l’offerta del gioco lecito, si sarebbe contrastata la presenza dell’illegalità, sino a rendere il mercato del gioco illegale improduttivo. Il corso degli eventi, invece, ha sancito ben altro. I tentacoli dell’illegalità prosperano benissimo su un binario ‘parallelo’ e con un giro di affari difficilmente quantificabile; la realtà incontrovertibile evidenzia come, a fronte di una maggiore offerta del ‘gioco legale’ sia più semplice per i clan malavitosi trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione, imposizione”. Per il presidente del Cnca, don Armando Zappolini, “occorre quindi una legge che regolamenti il fenomeno nel suo complesso e che preveda misure mirate per ostacolare la presenza delle organizzazioni mafiose nel settore”.
La Guardia di Finanza nel 2015 su oltre 5.765 interventi effettuati presso sale giochi e centri scommesse, ha riscontrato irregolarità nel 30 per cento dei casi. In particolare sono stati sequestrati 576 apparecchi automatici del gioco e 1.224 postazioni di raccolta di scommesse clandestine e scoperti nel complesso oltre 36 milioni di euro di giocate nascoste al fisco. Lo stesso comandante generale della GdF Giorgio Toschi, durante la seduta della Commissione Parlamentare che si occupa dell’Anagrafe tributaria, svoltasi a gennaio di questo anno, ha dichiarato che per la criminalità organizzata quello del gioco è uno dei settori in forte espansione per le proprie mire di riciclaggio di denaro e per l’alta rimuneratività che lo caratterizza e che, tra le varie tipologie di illecito maggiormente riscontrate, si rilevano manomissioni agli apparecchi da gioco con vincita in denaro relative alle schede di gioco, ai contatori fiscali e alla trasmissione dei dati di raccolta, unitamente all’installazione di congegni per il gioco illegale – comunemente conosciuti come Totem – che permettono di giocare online su siti esteri non autorizzati dalla normativa italiana.
Le numerose indagini della magistratura hanno evidenziato “che la criminalità mafiosa ha operato enormi investimenti nel comparto online – si legge nel dossier del Cnca -, tanto più acquisendo e intestando a prestanome sale destinate al gioco, oppure inserendo uno o più sodali all’interno delle compagini delle singole società di gestione del luogo. Sovente, l’apertura di una sala gioco da parte di soggetti contigui a organizzazioni mafiose è risultato essere uno schermo di comodo per esercitare, accanto alle attività legali, un analogo circuito di gioco clandestino”. Sono emersi casi in cui le associazioni criminali avevano imposto a bar e locali pubblici dei propri apparecchi di gioco. Così pure vi sono casi in cui le organizzazioni criminali, con l’aiuto dei gestori delle rivendite del Lotto o delle agenzie di scommesse acquistano con un sovrapprezzo i biglietti vincenti (Lotto, SuperEnalotto, Gratta e Vinci) al fine di riciclare il denaro sporco. In altri casi ancora, sono gli stessi gestori che manipolano artatamente le vincite e le perdite in modo da fidelizzare alcuni giocatori o, viceversa, per spremerne e consegnarne agli usurai altri.
“Noi riteniamo – afferma don Armando Zappolini, presidente del Cnca-, che per realizzare un efficace contrasto alle mafie nel settore azzardo debba essere considerato come punto di riferimento imprescindibile il lavoro compiuto in merito dalla Commissione Parlamentare Antimafia, con il coordinamento proprio del sen. Vaccari, che ha avanzato 23 proposte di modifica normativa rivolte al legislatore, riportate nel dossier, relative a cinque diversi ambiti di intervento: barriere all’ingresso; revisione delle sanzioni penali e amministrative; rafforzamento delle misure antiriciclaggio per la tracciabilità delle vincite; politiche antimafia e ruolo delle autonomie locali; una nuova governance del settore”. (dp)
Fonte Redattore Sociale